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RAFFAELLINO del Garbo

Raffaellino del Garbo
(San Lorenzo a Vigliano, 1466 – Firenze, 1524), è stato un pittore italiano del Rinascimento, noto per la straordinaria delicatezza delle sue prime opere e per aver fatto da ponte tra i grandi maestri del Quattrocento e la Maniera Moderna. Il soprannome "del Garbo" deriva proprio dal quartiere fiorentino (via del Garbo) in cui aprì la sua bottega, ma divenne ben presto un tributo alla grazia e all'eleganza del suo stile.

La sua identità artistica è stata a lungo un enigma per gli storici dell'arte: l'artista firmò i suoi lavori con tre nomi diversi (Raffaello dei Carli, dei Capponi e del Garbo), generando una sovrapposizione biografica risolta solo in epoca moderna.

Entra come assistente nella bottega di Filippino Lippi. In questa fase il suo talento è così luminoso che Giorgio Vasari lo definisce una promessa destinata a superare il maestro.

Tra il 1490 e il 1493 visse a Roma, seguendo Filippino nella capitale per affrescare la celebre Cappella Carafa nella Basilica di Santa Maria sopra Minerva; qui Raffaellino realizza lo splendido soffitto a grottesche e subisce il fascino del Pinturicchio.

Rientrato in Toscana, si iscrive all'Arte dei Medici e Speziali (1498) e apre una fiorente bottega. Sposa la moda dei "tondi" devozionali e realizza il suo capolavoro, La Resurrezione di Cristo (foto) (c. 1497-1505) per la chiesa di Monteoliveto, dipinto su tavola, considerato il suo capolavoro assoluto, ora conservato presso la Galleria dell'Accademia di Firenze. In questo capolavoro si riscontra quanto Raffaellino usasse inserire i volti dei suoi committenti direttamente all'interno delle scene sacre, di fatto l'artista ha inserito il ritratto di un giovane membro della famiglia Capponi (i committenti della pala) nei panni di uno dei soldati ai piedi del sepolcro.

Il pittore fiorentino assorbì inoltre le influenze di grandi maestri del Rinascimento come Domenico del Ghirlandaio, Leonardo da Vinci; di fatto, con l'inizio del Cinquecento si avvicina alla monumentalità e allo "sfumato" di Leonardo ed anche del Perugino, modificando la sua originaria freschezza in favore di uno stile più accademico.
Del genio leonardesco ritroviamo una Madonna col Bambino, angeli musicanti e San Giovannino (1496-1498 circa), un tipico tondo devozionale privato con sfondi paesaggistici dello stampo vinciano, detto anche il Tondo di Berlino, esposto alla Gemäldegalerie di Berlino. Un altro tondo, degno di nota, è il Tondo di Prato, rappresentante la Madonna col Bambino e San Giovannino, del 1510 circa, una tempera su tavola esposta al Museo di Palazzo Pretorio a Prato.

Sebbene la parte finale della sua carriera sia stata meno brillante degli esordi, Raffaellino del Garbo ha avuto un ruolo cruciale nella trasmissione del sapere artistico rinascimentale. Nella sua bottega fiorentina si sono infatti formati artisti del calibro di Andrea del Sarto e il Bronzino, due dei massimi esponenti del Manierismo toscano.
Sebbene la critica biografica identifichi spesso in Piero di Cosimo il principale maestro del giovane Andrea, le fonti storiche e i riscontri documentari confermano che il Sarto completò una tappa fondamentale del suo apprendistato proprio all'interno della bottega di Raffaellino del Garbo.

Tra le altre opere del pittore fiorentino si riscontrano l'Incoronazione della Vergine, realizzata per l'altare maggiore della chiesa di San Michele a San Salvi, databile al 1510 circa, l'opera si trova fisicamente al Musée du Petit Palais di Avignone, ma fa legalmente parte delle collezioni del Musée du Louvre di Parigi. Quest'opera rappresenta la fase matura dell'artista, in cui fonde l'eredità di Filippino Lippi con influssi del Perugino.

Troviamo inoltre un Ritratto di uomo (1500 circa) (National Gallery di Londra) e un Ritratto di giovane (1504-1505 circa) (Gemäldegalerie di Berlino), dipinti di carattere ritrattistico che evidenziano una forte introspezione psicologica.

Nonostante la grande abilità tecnica, la sua produzione tardiva risente di una standardizzazione commerciale per mantenere la numerosa famiglia e muore in povertà a Firenze nel 1524.

Artisti contemporanei di RAFFAELLINO del Garbo

 

come i capi dei sacerdoti e i nostri magistrati lo hanno fatto condannare a morte e lo hanno crocifisso.

Luca (24:20)